Barolo: Quel vino notturno che sapeva di violetta e nebbia!                                                                                    «Sapeva di Violetta e di Primavera, aveva dentro il calore del camino e la freschezza della nebbia Mattutina» Da la Repubblica Giorgio Bocca

Da dove deriva il termine nebbiolo? La sua origine ne anticipa la storia

Ci sono varie correnti di pensiero sull’etimologia della parola Nebbiolo

  • Dal latino Nebia ( maturità raggiunta nel periodo delle nebbie) tarda maturazione delle sue uve, tanto che spesso la loro vendemmia avviene nel periodo delle prime nebbie autunnali e i vigneti e il paesaggio sembra fluttui nell’aere, incrementando la vena romantica.
  • Nebbiolina biancastra ( la pruina sulla buccia evidente).
  • O come di ce i Croce deriverebbe dal latino “nobilis”, “nobile”

Nebbiolo, la trama cromatica quasi eterea, intangibile, delicata, dagli antociani timidi che si declina territorio per territorio!

Distribuito in diverse zone d’Italia, tra loro limitrofe, a volte figlie di dominazioni e viaggi, il nebbiolo si esprime in modo diverso.

I galloni dei più conosciuti li possiedono il Barolo e il Barbaresco, nell’epicentro delle Langhe. Altra zona vocata è il Roero, che dona una beva sferzante e nitida.

Inerpicandosi sui monti e incrementando l’altitudine ci troviamo a  Ghemme e Gattinara, microcosmi “nebulosi” a  nord del Piemonte, tra Vercelli e Novara, con suoli marnosi e argillosi, dove il vitigno è denominato Spanna, e viene associato alla Vespolina. Ancor di più montano quando nominiamo il  Carema, dove i gradini dei terrazzamenti ci conducono ai confini della  Valle d’Aosta, dove comunque troviamo un’altra denominazione come Arnad Montjovet e dove il pruinoso acino è chiamato Picoutener o Picotendro.

Denominarlo Chiavennasca e trovarsi in Valtellina, in terra Lombarda con le sottozone  da ovest ad est come il Sassella, fine ed aggraziato,  il Grumello fresco e minerlae, l’Inferno più spigoloso e introverso e infine il Valgella, più leggiadro e floreale. Anche in versione , Sfurzat, dai grappoli appassiti sui graticci, e lunga vinificazione atta ad estrapolare tutta la materia dalla buccia e con necessario minimo affinamento in botte di almeno 12 mesi.

Quali sono le caratteristiche di questo nobile vitigno?

E’ un vitigno che si presenta schivo cromaticamente, che non vuole essere appariscente, che si identifica con finezza già dall’impatto estetico.

I profumi sono anch’essi delicati ma persistenti e profondi, come il terreno da cui deriva. Come un personaggio eroico, fuoriesce dalla nebbia e si manifesta col suo abito più elegante e meno sgargiante, ma memorabile e indimenticabile, per stile e classe insindacabile.

La sua carta di identità è il tannino, la sua capacità di foderare la lingua, di schiaffeggiare le gengive, di inciderle sulle pareti della nostra dentatura , di polverizzare il palato.

Ogni declinazione sarà differente e sarà generata dal territorio che andrà in accordo col carattere del vitigno.

Quindi nebbiolo, barolo e barbaresco, ma non solo, Piemonte ma non solo, carattere e poesia, eleganza e tradizione.

 

 

 

 

 

 

 

Lascia il tuo commento

Nebbiolo dna cromatico, carattere nervoso, eleganza da vendere, terreno per terreno!

Consigliati da Viniferare
Consigliati da Viniferare