Il secondo giorno del FIVI è quello della 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒𝑧𝑧𝑎!
Il primo giorno, l’impatto, il piacevolissimo frastuono emozionale da cui sei coinvolto, ti lascia spiazzato e nonostante appunti, indicazioni, strategie studiate a tavolino, sei travolto.
Il secondo giorno invece, sei pronto, carico a pallettoni, sai quello che ti aspetta e quindi parti in quarta.
Indice Contenuti
Dianetti, la solita conferma, un bere schietto, franco, autentico!
Inizio, andando sul sicuro, senza esitazione, balzo in Val Menocchia, tuffo nelle marche, salto carpiato nel territorio, ingresso in “acqua” da 100!
𝐿𝑢𝑐𝑖𝑎𝑛𝑜 𝐶𝑎𝑚𝑝𝑜 𝑉𝑎𝑙𝑙𝑒𝑟𝑜𝑠𝑎 𝑂𝑓𝑓𝑖𝑑𝑎 𝐷𝑂𝐶𝐺 𝑃𝑒𝑐𝑜𝑟𝑖𝑛𝑜 2019
Dalla selezione della vigna più alta e vecchia, da terreno calcareo, sassoso che ne determina sapidità e concretezza.
Fermentazione in barrique, contatto di 9/12 mesi sulle fecce per donare volume e tridimensionalità.
Calice pieno, sapido, fresco, tra felce e soffi balsamici, tra note succose citrine e gentili di zagara.
𝑉𝑖𝑔𝑛𝑎𝑔𝑖𝑢𝑙𝑖𝑎 𝑂𝑓𝑓𝑖𝑑𝑎 𝑟𝑜𝑠𝑠𝑜 2016
Montepulciano in purezza, profumi tesi, tenaci, prugna, mora, sottobosco, palato con attrito e pienezza gustativa.
𝑀𝑖𝑐ℎ𝑒𝑙𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜 2016 da vecchie vigne abbandonate e rivalutate. Grenache elegante, vibrante, tanto aggraziato nel tannino e nella voluttuosità del sorso. Passaggio in legno e bottiglia che arricchisce la trama del calice.
Superata la comfort zone, vengo attratto dal nome di un vitigno interessante e purtroppo meno noto e mi catapulto.
La vecchia posta, Timorasso e non solo: territorio, buone pratiche, calici intensi, suggestivi!
Come da stile Fivi, giro lo sguardo e cambio regione, mi trovo in Piemonte e vengo calamitato dal Timorasso, questo vitigno poco conosciuto dalle mille sfaccettature.
Custode del vitigno è l’azienda Vecchia Posta, agricola fino alla radice, contadina e sostenitrice del far bene.
𝐼𝑙 𝑠𝑒𝑙𝑣𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 2020 un tripudio di profumi dalla salvia al pepe, elegantissimo e dalla sferzante freschezza che gli dona potenza e grazia.
𝐼𝑙 𝑠𝑒𝑙𝑣𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 2019 ne dimostra la capacità evolutiva. Profumi, gusti amplificati, con note suadenti come albicocca e camomilla che escono sulla lunga percorrenza dell’assaggio.
𝑃𝑜𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑎𝑔𝑛𝑜 2018, da una delle vigne più alte, un timorasso ancora diverso, tumulto di spezie, zenzero, frutta esotica e mandorla finale.
Per passare ai rossi con 𝐿𝑜𝑙𝑖𝑡𝑎 2020, barbera appariscente e suadente, dal tannino elegante e dal frutto straripante che nel 𝐿𝑎𝑛𝑔𝑢𝑖𝑎 barbera dei colli Tortonesi, diventa potente, ancora più generosa, dall’astringenza levigata e dai terziari notevoli e integrati nel sorso.
Il dolcetto di Ovada 𝑇𝑒𝑟𝑎𝑓𝑜𝑟𝑡𝑎 e il ciliegiolo 𝑅𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑐𝑖𝑙𝑖𝑒𝑔𝑖𝑜 sono una bellissima sorpresa il primo sapido ed evoluto, il secondo con tanta frutta e freschezza gustativa.
Questo è bere il territorio, conoscerlo e comprenderlo, un plauso scrosciante.
Giovanni èderle la Valpolicella e non solo amarone!
Partire dalla vigna per spremerla nel calice. Sembrano frasi fatte, ma qui al fivi è tutto vero e non è per nulla banale, più che altro è quasi sempre la normalità.
Partiamo con 𝐷𝑜𝑛𝑛𝑎 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑜 𝐼𝐺𝑃 𝐵𝑖𝑎𝑛𝑐𝑜 𝑉𝑒𝑟𝑜𝑛𝑒𝑠𝑒 garganega veronese, dove l’anno di botte gli conferisce tanta piacevolezza gustativa, insieme a struttura del sorso che declina note di ananas, camomilla, pera.
𝑉𝑎𝑙𝑝𝑜𝑙𝑖𝑐𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐷𝑂𝑃 2020, dalla beva agile, giovane e cosciente delle sue capacità, figlio del territorio, acerba manifestazione delle sue potenzialità.
𝑉𝑎𝑙𝑝𝑜𝑙𝑖𝑐𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑢𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 2018 bussa al palato l’erbaceo dell’edera, la liquirizia e il pepe, ne insaporiscono il sorso, il tannino ne leviga il ricordo gustativo.
𝑉𝑎𝑙𝑝𝑜𝑙𝑖𝑐𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑖𝑝𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑆𝑢𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 2019, il passaggio tipico del disciplinare origina un calice asciutto e caldo, di cenere e viola.
Climax ascendente di gusto, iperbole di piacere, scala mobile di gusto.
Rosso Francesco, il Roero, disegnato dalla cartina, totalmente ritrovato nel calice!
Maria e Francesco, appena mi vedono anche se non mi conoscono, si sbracciano, si impegnano totalmente per raccontarmi, farmi toccare con mano, prima le loro vigne, poi le loro etichette.
𝑅𝑜𝑒𝑟𝑜 𝐴𝑟𝑛𝑒𝑖𝑠 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑒 2020, minerale, complessità aromatica, tenacia gustativa, che nell’Arneis 𝑟𝑖𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎 acquisisce ancora più carattere e testardaggine gusto olfattiva, goloso, sapido, ghiotto.
𝐵𝑎𝑟𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑑’𝐴𝑙𝑏𝑎 2019 fresco, voluttuoso che nella 𝑟𝑖𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎 2015, genera un bere carico, di prugna, frutta secca, ma anche erbaceo e fresco.
𝑁𝑒𝑏𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜 𝑑’𝐴𝑙𝑏𝑎 2020, si inizia a sentire il tannino che ruggisce, che esige rispetto e che nel 𝑁𝑒𝑏𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜 𝑑’𝐴𝑙𝑏𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 2016 𝐵𝑎𝑠𝑡𝑖𝑎𝑛𝑒𝑡𝑡𝑜, dove l’arancia rossa, la viola, il tannino ricco di succo e materia prendono il sopravvento.
𝑅𝑜𝑒𝑟𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎 2015, il giusto modo di congedarsi da queste due persone eccezionali, vogliose di fare conoscere il loro lavoro, totalmente rappresentato dai loro vini, assolutamente territoriali, espressivi, identitari, eccezionali.
Il palato rigenerato, continuamente sollecitato, stuzzicato e tonificato.
Cascinotta di Rizzolo, il FIVI nel loro e nel mio destino
Ho conosciuto Vittorio, diversi anni fa, quando ero uno sbarbato del vino e lui già un’autorità in materia, anche se non lo ammetterà mai, data la sua umiltà ed infinita signorilità.
Fatto sta che con lui ho iniziato a percepire le capacità dei vini Piacentini, realmente ignoti ai più, sono riuscito a non vederli solo ricchi di bolle e amabili, ma amarli per la loro complessità, per il loro splendido ordito e capacità gustative.
Udite udite 𝐺𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑛𝑖𝑜 2016, barbera e croatina, tanto succo, acidità estrema, tanta materia.
𝐶𝑟𝑒𝑠𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑖 2013 cabernet geneticamente erbaceo e con tanta carica aromatica, elegante e generoso.
𝐷𝑜𝑛𝑔𝑎𝑟𝑑𝑜 2007 si 14 anni di Gutturnio. Basterebbe solo questo per descrivere la capace e controllata follia di Vittorio, la maestria di declinare e conoscere un vitigno, per portarlo fuori schema, senza farlo sbandare, ma fargli percorrere il suo tragitto fiero, impettito, deciso. Il tannino finale è la colonna portante, la spina dorsale, la spalla che sostiene questo vino eccezionale.
Questi 3 vini già rappresentano il lavoro di questi vignaioli, nel loro curriculum c’è anche tutto il lavoro di ricerca sulla malvasia, la loro declinazione di Riesling e tanto altro.
Le nostre strade si dividono ma ovviamente solo temporaneamente, come sempre ci si ritroverà in video, dal vivo , con e per il vino.
Rosi Eugenio, i vini estremi, di estrema altura e assoluta qualità!
Il FIVI è un vero e proprio mercato, di quelli belli, di quelli di quartiere, dove ti senti a casa e ti senti sicuro, perchè sai che in qualunque bancarella, verrai trattato bene e i prodotti saranno di qualità.
Però devi scegliere, e quindi scegli o in base alla curiosità o in base alla voglia di assaggiare vitigni meno conosciuti, in zona di difficile accesso o in base all’empatia ad uno sguardo.
Si, perchè gli occhi di questi vignaioli sono trasparenti, come i loro vini, come le loro mani, dove ogni ruga, ogni cicatrice, rappresenta una zolla , un taglio di potatura, una gerla svuotata nella pressa.
Rosi Eugenio rappresenta tutti i 3 motivi: curioso del territorio, voglioso dei vitigni meno conosciuti e catturato dagli occhi del vignaiolo.
Capisco di aver fatto la scelta giusta, già solo dal primo vino in assaggio:
𝐴𝑛𝑖𝑠𝑜𝑠 2017 𝑉𝑎𝑙𝑙𝑎𝑔𝑎𝑟𝑖𝑛𝑎 𝐼𝐺𝑇 Nosiola, Chardonnay e Pinot bianco, macerato per 15 giorni, atteso nel cemento, coccolato dal legno, per un risultato finale strepitoso, tanto succo e freschezza, oltre che eleganza e corpo.
𝑅𝑖𝑓𝑙𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑅𝑜𝑠𝑖 2020 Cabernet Sauvignon, Merlot e Marzemino, per una macerazione di 2 giorni, integrati da vinacce di uve bianche come Pinot Bianco e Nosiola, cemento per “cementificarne” sapore, corredo e gusto. Un rosato dalla elegante torbidità materica, dalla elettrica beva, minerale e fresca, saporito, quasi “vitaminico”.
𝑃𝑜𝑖𝑒𝑚𝑎 2018 Marzemino, appassito in cassette, poi elevato in botte grande, per un calice con unta trama tannica erbacea e ruspante e comunque aggraziata, ingentilito da note terziarie che ne arricchiscono la massa e il volume, già ampliato da note balsamiche che fingono da altoparlanti gustativi.
𝐶𝑎𝑏𝑒𝑟𝑛𝑒𝑡 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐 17 𝑑𝑖𝑐𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 19 sintesi di solera di tre annate, affinato in botti di rovere per 2 anni, da vigneti in sona sabbiosa, per un bere determinato e tenace, fluente e caldo, vigoroso ed espressivo, erbaceo bilanciato dal terziario.
𝐸𝑠𝑒𝑔𝑒𝑠𝑖 2017 taglio bordolese impreziosito dal legno per un tripudio di spezie e un gusto tridimensionale e avvolgente.
I libri danno indicazioni, ma è solo questo il modo per comprendere e conoscere un territorio, la voce del produttore, il suo sguardo, un panorama raccontato dai suoi occhi, il suo lavoro declinato nel calice.
Podere Giardino, legame ancestrale con la terra, coltivata come la tradizione vuole!
Tra tante novità, tra una lente d’ingrandimento ed una lanterna, alla ricerca dei vignaioli perduti, necessito di garanzia e certezza e quindi vado da Podere Giardino, già assaggiato in altre occasioni.
Qui bevo il Lambrusco nella sua identità, bevo l’alter ego del Prosecco in rosso, per numeri e visibilità e come il frizzante Veneto per eccellenza, bevo la materia del Lambrusco, il suo estratto, la sua tenace bevibilità, non solo il lato dolce che tutti conosciamo.
E’ così che mi imbatto nel 𝐿𝑎𝑚𝑏𝑟𝑢𝑠𝑐𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐸𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎 𝐼𝐺𝑃 𝑆𝑝𝑢𝑚𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑅𝑜𝑠𝑒́ 𝑀𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜 𝐶𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑜, che sicuramente non ti aspetti.
50 mesi sui lieviti, un’espressione di ciliegia e frutta matura, amplificata da una carezza carbonica piacevolissima, con finale di caffè e spezie, un bere fuori dagli schemi, eccezionale.
Poi si sale ancora sulle montagne russe del Lambrusco con 𝑆𝑢𝑜𝑙𝑖 𝐶𝑎𝑡𝑎𝑙𝑑𝑖 𝐴𝑛𝑐𝑒𝑠𝑡𝑟𝑎𝑙𝑒 5 varietà di Lambrusco diverse che si amalgamano totalmente e confluiscono in una massa vertiginosamente succosa e succulenta, fresco e armonico al contempo.
Anche la loro Malvasia dell’Emilia è eccezionale per beva, freschezza, dinamicità.
Emilio Vada, le mani dell’uomo filo conduttore della terra e della natura!
A Coazzolo tra le Langhe e il Monferrato, azienda a conduzione a dir poco famigliare, altro classico esempio dove è lo sguardo, l’empatia derivata da un viso, in questo caso due, che ti trascina al banco.
I gesti, l’educazione, i modi sono di un tempo andato e sono certo che anche i vini saranno così.
Iniziamo con il 𝐷𝑜𝑙𝑐𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑’𝐴𝑙𝑏𝑎 2020 tanto frutto e un tannino equilibrato e presente, una beva fresca e piena.
𝐵𝑎𝑟𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑑’𝐴𝑠𝑡𝑖 2020 frutti rossi, bosco e una rinfrescante acidità che confluisce in un sorso propulsivo e ricco.
Il 𝐿𝑎𝑛𝑔ℎ𝑒 𝑁𝑒𝑏𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜 2017 è il giusto preludio tannico e tridimensionale al 𝐿𝑎𝑛𝑔ℎ𝑒 𝑁𝑒𝑏𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜 𝑙’𝐸𝑟𝑡ℎ dove la viola, la cenere, il camino si sgretolano in un sorso avvolgente e protettivo, asciutto e potente, impetuoso ed elegante.
Lascio Emilio Vada e sua moglie, felice, sereno come i loro volti e i loro sorrisi, con nei miei occhi le loro corse per aprire una bottiglia di qualità, i loro affanni positivi, i loro sacrifici, la loro umiltà che ritrovi perfettamente nel calice.
Gli assaggi non necessari, i vini che conosci a menadito, che apprezzi in modo assoluto e i produttori con i quali cresci giornalmente!
Ora vi parlo di quelle aziende che non ho assaggiato al FIVI, per decenza etilica ma soprattutto perchè presenti nella mia biblioteca olfattiva, sensoriale e personale, da sempre e con frequenza ripetuta e costante.
Inizio con 𝑴𝒂𝒓𝒄𝒐 𝑳𝒖𝒅𝒐𝒗𝒊𝒄𝒐, enoartigiano nelle gravine, come ama giustamente e per merito, farsi chiamare lui. In continua evoluzione, sempre in fermento, ricerca passione, abnegazione senza fondo.
Riprendere vigneti abbandonati, dare al tendone una connotazione di qualità, 𝑡𝑟𝑎𝑏𝑎𝑐𝑜, vinificare il Sangiovese in Puglia, chiamandolo per nome, usare l’anfora e far esprimere trebbiano 𝐴𝑚𝑓𝑜𝑟𝑒̀𝑎𝑠 e 𝑉𝑒𝑟𝑑𝑒𝑐𝑎, secondo la loro influenza genetica, assieme all’apporto territoriale. Valorizzare due vitigni utilizzati per la massa, la verdeca risaputa per la sua indole frizzante e amabile, presentata con fare rigido, asciutto, giustamente aromatico e tanto materico. Il trebbiano l’altro vino che il contadino sa di avere nelle loro terre, ma la cui presenza in realtà non è sponsorizzata. Dargli identità, carattere, valore, macerandolo in anfora.
Farsi accarezzare le papille da un minutolo rifermentato col fondo il 𝑀𝑎𝑡𝑖𝑛, avere il palato sollecitato da tanta freschezza e arricchito da lieviti e tumultuosa estrattiva carbonica nutriente e nutritiva.
𝑃𝑒𝑡𝑟𝑢𝑠𝑐𝑖𝑜 rosato da primitivo, succoso e fresco, sapido e goloso, la giusta declinazione del primitivo in rosato, frutto, corpo e versatilità.
Sperimentatore, ricercatore, competente, certo che assaggerò sempre prodotti interessanti, mai banali e straordinari per fattura e estratto.
𝑻𝒆𝒓𝒓𝒆 𝑮𝒓𝒐𝒔𝒔𝒆, la voglia di fare, fare bene, di far bere territoriale, di declinare ciò che ti circonda
Anche qui le parole da spendere sono infinite.
Continuo a pensare che il carattere di una persona, di un vignaiolo sia il biglietto da visita per i suoi vini.
Linda, Nicola e Daniele Rigo, il loro enologo, prima di tutto un amico, una persona di fiducia, un genio e “regolatezza” da assecondare e da non limitare, rappresentano i vini a cui danno vita.
Educazione, equilibrio, gentilezza aggraziata, tenacia di Linda.
L’estro, l’ordine, la razionale follia, la maniacale ricerca dell’alleanza uomo natura di Nicola: l’uomo che parla con le piante!
Come detto l’abnegazione, il talento, la passione di Daniele.
Da qui nascono i loro vini dal 𝑔𝑟𝑎𝑝𝑎𝑟𝑖𝑜𝑙 col fondo al 𝑟𝑎𝑏𝑜𝑠𝑜 ancestrale.
Il 𝑏𝑟𝑎𝑚𝑎𝑡𝑜, pinot grigio lasciato libero di esprimersi con la sua vena ramata, liquefatta nelle bucce durante la macerazione, estraendo succo, freschezza e materia.
Il 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑖𝑛𝑡𝑜 da vitigni resistenti, scapigliati e snelli in campo, ma titanici e testardi tra la terra e nel calice.
Il 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑟𝑒𝑡𝑜 manzoni bianco in anfora, tripudio di profumi, essenze del vitigno e della zona, dalla singola zolla, ad ogni singola orma sul campo.
𝑻𝒆𝒓𝒓𝒆 𝒄𝒂𝒖𝒅𝒊𝒖𝒎, poche parole, tanti fatti, il Taburno arcigno e docile, protettivo e sferzante nel calice.
𝐹𝑎𝑙𝑎𝑛𝑔ℎ𝑖𝑛𝑎 𝑒 𝐶𝑜𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑉𝑜𝑙𝑝𝑒 a 400 metri sul livello del mare, carrozzati da escursione termiche che conferiscono aromaticità e freschezza. Sorsi sostanziosi e delicati, piacevoli ed energici, declinati in modo diverso in base al vitigno.
𝐴𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑇𝑎𝑏𝑢𝑟𝑛𝑜 in 3 modi diversi: insieme al piedirosso temprato solo dall’acciaio, dall’attrito sostanzioso. 𝑀𝑒𝑟𝑢𝑚 dal legno piccolo per meno tempo per assecondare la vena ruggente dell’aglianico, per nulla violentata, anzi amplificata con gentilezza. 𝐶𝑎𝑟𝑖𝑎𝑣𝑖𝑠 l’Aglianico signorile, apparentemente burbero, in realtà generoso, fluttuante al palato, setoso e determinato, persistente, testardo.
Anche qui umiltà, lavoro, dedizione per calici che non mentono.
𝑨𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝑬𝒏𝒐𝒕𝒓𝒊𝒂 il sale della terra, l’estrazione radicale e naturale del territorio.
L’Abc del nero di Troia, la cantina dalla quale mi sono fatto “svezzare” per conoscere questo vitigno nella sua totalità rigida e bifronte, gentile e potente, la cantina che assaggio sempre e sempre volentieri, quella che consiglio a chi vuole conoscere un territorio, a chi vuole capire cosa vuol dire produrre secondo le buone ed “educate” pratiche agronomiche.
𝐹𝑎𝑙𝑎𝑛𝑔ℎ𝑖𝑛𝑎 𝐹𝑖𝑎𝑛𝑜 𝐴𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖𝑐𝑜, 𝑁𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑇𝑟𝑜𝑖𝑎 in tutte le valenze, anche in rosato con tanta freschezza e carica, senza solfiti aggiunti, in purezza o con l’ausilio del montepulciano, comunque sempre identitario, sincero, senza maschere, senza aiuti, solo con il proprio carattere, la propria tempra, la sua algida armatura che va attesa, va capita, compresa, indirizzata, per godere di una beva meravigliosa, unica, sensazionale, proprio come fanno Luigi e papà Raffaele Di Tuccio, nella gestione totale della loro splendida azienda agricola.
Aziende meritevoli che non ho potuto approfondire, solo per tempo e per volergli dare il giusto valore
Al FIVI vorresti assaggiare tutto, sei convinto che qualsiasi cantina non provata sarà un’occasione persa.
Però a me piace conoscere, chiacchierare dare il giusto tempo e la giusta attenzione alle cantine provate.
Malgrado la mia elevata capacità di sostenere l’alcol, visto ormai l’amicizia che ci lega, è normale che il tempo e la stanchezza abbiano avuto la meglio.
Quindi vi elenco alcuni produttori di cui ho assaggiato molto poco, ma che sono anche loro meritevoli di attenzione.
𝑨𝒛𝒊𝒆𝒏𝒅𝒂 𝒂𝒈𝒓𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂 𝑭𝒊𝒍𝒊𝒑𝒑𝒂 𝑫𝒊𝒆𝒈𝒐 in provincia di Cuneo, con una Barbera e un Moscato eccezionali, per corpo, volume e freschezza.
𝑺𝒂𝒏𝒅𝒓𝒐 𝑭𝒂𝒚 i vini della Valtellina, eroico, estremo, puro e genuino come il nebbiolo di alta quota assaggiato che straripava ai bordi del mio palato, realmente lusingato da una tale beva.
𝑪𝒂𝒔𝒄𝒊𝒏𝒂 𝑮𝒂𝒓𝒊𝒕𝒊𝒏𝒂 le declinazione del Nizza.
𝑁𝑖𝑧𝑧𝑎 900 𝑉𝑒𝑔𝑖𝑎 2017, 𝘕𝘪𝘻𝘻𝘢 900 𝘊𝘦𝘤 2017, 𝑁𝑖𝑧𝑧𝑎 𝐷𝑂𝐶𝐺 𝑅𝑖𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎 2015 3 vigne 3 Barbera diverse 3 etichette del Monferrato.
Un crescere di gusto, sapori, profumi, comunque decisi, incisivi, sempre aggraziati e intensi, sapidi, notevoli.
𝑴𝒖𝒔𝒕𝒐 𝑪𝒂𝒓𝒎𝒆𝒍𝒊𝒕𝒂𝒏𝒐 l’Aglianico che si affida al cemento o al legno e che racconta i suoi legami e che si manifesta possente e scalpitante e che si integra e cerca di moderarsi, pur non nascondendo la sua vena tannica fragorosa, facente parte del suo corredo cromatico.
𝑳𝒖𝒊𝒈𝒊 𝑴𝒂𝒇𝒇𝒊𝒏𝒊 un bel pezzo di Campania, da falnghina ad Aglianico, il giusto modo di lavorare e di tramutare il grappolo in calice.
Termino questo FIVI, felice e dispiaciuto al contempo, certo che non basterebbe una settimana per godersi l’altruismo, le conoscenze, la passione di questi artigiani e che sicuramente non ho assaggiato delle aziende altrettanto meritevoli.
Sicuramente questo sarà un motivo in più per ritornare, a quello splendido mercato di amici , tra amici, quella piacevolissima e bellissima baraonda tumultuosa di fermento, lavoro, sacrifici, valori, legami, in una parola IL FIVI!














