Chiacchiere con i produttori Antica enoria

Antica enotria: storia di vite, racconti di terra, cartoline liquide di un territorio!

Ci sono luoghi che ti fanno stare bene, che ti conferiscono serenità, che fanno emergere in te ricordi e momenti belli.

Questo è quello che mi è accaduto, quando ho calpestato le terre di Antica Enotria, e ho varcato la soglia dell’antica masseria Contessa Staffa, che dal 1700, ora ospita i tini, le presse, le mani e i sogni di questi virtuosi vignaioli, figli della terra, custodi della sua fertilità, strumento della stessa per produrre i suoi frutti senza interventi che ne stravolgano la sua natura.

Antica Enotria: Fare agricoltura come una volta

Sembra realmente una cosa facile, un paradosso dover specificare cose che si pensa debbano essere la normalità.

In realtà noi uomini riusciamo a rendere complesse le cose che all’origine erano ordinarie.

Tutto ha inizio nel 1985, quando trasferendosi con la famiglia, Raffaele decide di dedicarsi alla terra e alla vigna, a Cerignola, per coltivare, coccolare il territorio, il suolo, per creare sinergia tra le piante e tra gli uomini.

All’epoca, era un’idea azzardata, fuori dal comune, fare agricoltura, utilizzando il meno possibile prodotti di sintesi, usando il biologico come metodo che esprimesse il terroir, che desse voce ad un luogo con infinite potenzialità, poi manifestate nella loro totalità.

La mano dell’uomo come prolungamento del suolo, della vigna, dell’ambiente di cui si circonda e nutre.

20 ettari gestiti in piena simbiosi con la natura. Utilizzo ridotto di rame e zolfo, bacillus thuringiensis, confusione sessuale, lavorazioni del terreno minime, limitate all’interfila, inerbimento e “abuso” incondizionato della biodiversità.

Nei calici si liquefa il territorio

Camminare con Luigi, nei loro vigneti, vuol dire passeggiare nel verde florido, vigoroso, tra suoli , dove la materia prima emerge in superficie, dove la salubrità del suolo è evidente: poroso, soffice, vivo, pronto ad alimentare le vigne e gli ortaggi che ospiterà con premura e attenzioni.

Sentendo parlare Luigi, comprendo perchè le loro etichette siano così potenti, così territoriali e identitarie, vedendo quel terreno, sentendo quei profumi che si liberano spontaneamente nell’aria, ricordo le sensazioni provate mentre assaggio i loro vini.

La materia prima, l’estratto che avvolge i calici, la stola, la trama che veste i loro bicchieri, i profumi intensi e tenaci che sprigionano, sono la rappresentazione liquida del panorama che osservo, tra mare, cielo, saline, promontori  come mura erette per donare venti floridi, sani,  equilibrio tra forze, che troveremo nel bicchiere.

Vigneti che nel tempo, sono aumentati, hanno incrementato la superficie vitata, Montepulciano, Aglianico, Sangiovese, poi Nero di Troia, Falanghina e man mano altri vitigni come il Fiano, il Trebbiano, il Primitivo sempre rappresentativi di quella zona, a quel clima, a quello scenario.

No surmaturazione, no alcolicità estrema, sempre bilanciata, sempre derivante dalla stagione, dal tempo, da quello che il loro socio di maggioranza, la natura gli ha donato durante i 365 giorni di fusione, di accordo, di collaborazione.

Tanta acidità, generata dall’escursione termica giorno notte, tanta sapidità sgretolata nel calice dal suolo, tutto cadenzando e ascoltando quanto il territorio racconta e conserva nel proprio DNA.

Tanta sperimentazione, tentativi razionali e razionalizzati, sempre rispettosi, sempre in punta di piedi, per assecondare la volontà del territorio.

Uso del legno accorto, misurato, legno grande a tutela del corredo del vino, ingrediente, no attore principale, giusto gregario, importante ma non cardine.

Sembrano frasi fatte, orpelli da dover aggiungere, parole obbligate, ma i vini non mentono.

Vini espressivi ed espressione di un territorio

I vini schietti, sinceri, non usano maschere, usano gli unici strumenti che conoscono:

La materia prima, l’intelligenza e il legame dell’uomo, la natura, si coadiuvano per produrre vini eccezionali.

Quando bevi questi vini, ti rigeneri, sei felice, contento, perchè sai che la nostra terra è ben rappresentata, giustamente narrata, quando a fare vini e agricoltura, ci sono le mani sagge, rigate dal tempo e dalla fatica, di vignaioli valorosi e meritevoli.

Quando gli ingredienti sono naturali, spontanei, non omologati, la beva è emozionante, è trascinante, coinvolgente.

Iniziamo con la Falanghina 2020, 4 ore di macerazione, batonnage sui lieviti, per un calice poderoso nei profumi, che spaziano dalla dolcezza dell’albicocca e dell’ananas, fino alla pera, sempre sferzati da una notevolissima acidità e sapidità.

Il Fiano 2020 segue le stesse note, acquisisce, come corredo genetico vuole, più corpo, più struttura, più pienezza gustativa.

Contessa staffa 2020 rosato da Nero di Troia in purezza, 3 ore di macerazione, continui batonnage che forniscono carattere e sostanza ad un calice comunque agile e corroborante.

Cerasuolo intenso, per un sorso Erbaceo, balsamico, sapido, minerale, anche con un leggero tannino, che nonostante la veste rosata non riesce a celare. Una beva carica, colma, dissetante che crea dipendenza.

Tra gli innumerevoli assaggi, atterriamo sul Fiano 2015 e sulla Falanghina 2013 entrambi, nonostante il tempo sulle spalle, con note mature, ma anche toni erbacei e freschi che rendono il bere piacevole e intrigante.

Pura gioia 2019 nel nome c’è la sua peculiarità, l’emozione che provoca appena degustato. Una felicità infinita.

Nero di Troia in “purezza” in ogni senso, puro, intonso, integro, dal tannino ai profumi.

Lingua asciugata, corroborata dalla sapidità e freschezza, palato arricchito dall’estratto, dal succo, dalla materia. Un bere straordinario.

Anche il Vriccio Primitvo 2019, ha una sua impronta scandita nelle terre daune.

Ciliegia, marasca sicuramente, tratto essenziale del vitigno, ma integrata da tanta mineralità, toni erbacei, con un frutto rustico, ruspante e con i suoi 14 gradi alcolici che sono la colonna portante del primitivo.

Poi arriva il Nero di Troia 2018 veramente scalpitante, scapigliato, desideroso di tempo per moderare la sua tempra.

Le spezie, il cuoio, il pepe e tanta mineralità, carattere comune di tutte le etichette.

Anche il colore, che deve ancora raggiungere il suo equilibrio, descrive un’età ancora puerile, imberbe.

Aglianico 2017 la stoffa è quella, colore, profumi profondi, mentolati, erbacei, cupi di sottobosco per un palato astringente ma sempre con equilibrio e grazia.

Si arriva al Sale della Terra 2017 anche qui il nome è evocativo, calza a pennello.

Nero di Troia che libera sensazioni di viola, di humus.

Sembra realmente di ripercorrere quei tratturi calpestati poco prima, di riassaporare quelle percezioni gustate lungo il cammino, di inebriare i propri sensi con l’essenza della terra.

Un’espressione di Nero di Troia strepitosa, tra tannini e freschezza, tra corpo ed eleganza, tra estratti e mineralità, un trapezista che dondola senza mai rischi di cadere, con gli occhi e i piedi ben fissi a terra.

Sono quei vini che smuovono i sensi e l’anima senza alcun dubbio.

Il Sale della terra 2015 amplifica quanto anticipato dal 2017, ne moltiplica le sensazioni come una cassa armonica, si giova dei due anni in più per manifestarsi ancora più potente.

Terminiamo questa carrellata territoriale col 10 Ottobre 2017, come il sale della terra, proveniente da vigne più vecchie a spalliera.

Aglianico e nero di Troia, il tannino al potere, per un vino comunque gentile, saggio, consapevole, estremamente equilibrato.

Sempre sapido, energico, solido, persistente e tenace.

Una conclusione degna di una batteria di assaggi strepitosa.

Antica Enotria, dove l’uomo e la terra si incontrano e collaborano in perfetto equilibrio

Avevo sempre bevuto e assaporato tutte le etichette di questa favolosa realtà e poterlo fare in campo, comparando quello che assaggi con quello che vedi e senti, è un privilegio ed un’emozione eccezionale.

L’umiltà, la competenza, la generosità, il rispetto per il territorio di Luigi e Raffaele, i loro modi aggraziati si ritrovano nei loro calici, identitari, eleganti, espressivi, fenomenali.

Un’idea visionaria e contro corrente che ha portato frutti strepitosi, straordinari, eccezionali, un vero tributo alla natura e alla sua semplice complessità.

 

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