Sono molto legato ai vitigni autoctoni, a quelli che trasudano storia e racconti di vita vissuta, che sono ancorati con le proprie radici al suolo, a partire dalle sue origini.

Se dico Susumaniello, non posso che pensare a Flora Saponari e a Vignaflora, meno di 9000 piante, alberelli orgogliosi, che sventolano le loro foglie, proteggendo i loro grappoli.

2 ettari dedicati ad un unico vitigno, li dove c’era un seminativo e dove si è seminato un sogno, un desiderio, una volontà.

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Un terreno che circonda una casa, un suolo che è la dimora di un unico vitigno

Roccia, terra dedicata ad un unico nome, ad una sola varietà, per valorizzarla, coccolarla, proteggerne storia e potenzialità.

Vigna resistente alla siccità, che deve sgomitare per farsi spazio tra le pietre, che ne acquisisce mineralità, compattezza, eleganza, che dal sacrificio trae opportunità, proprio come la sua allevatrice.

Si perchè Flora si dedica alle sue piante, le accudisce, le alleva, le sostiene e ne esalta le loro peculiarità, spronandole, elogiandole, coccolandole con buone pratiche che sanno di carezze, di premure, di gesti fertili e nutritivi.

Le piante la ringraziano, crescendo sane e rigogliose, nonostante le avversità, le stagioni, i cambiamenti climatici e generano grappoli, frutti che riversano nel calice tutto il loro corredo aromatico, la loro trama, la loro materia.

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Costanza, tenacia, classe e sana testardaggine, caratteri comuni tra vigna e vignaiola!

Quando arrivo in campo, il sorriso di Flora, contagioso e straripante, sembra coinvolgere l’intera vigna, come se i tralci ti abbracciassero, come se le foglie ti salutassero e i grappoli ti sorridessero.

Ti senti coinvolto, trascinato in e da questo ambiente fertile, rilassante, sereno, piacevole.

Flora ti accoglie tra le sue piante, il suo orgoglio, la sua fatica, la sua remunerazione morale e umana, al di là del mero e arido ritorno economico, che non può essere il motivo trainante, visto la produzione ridotta e la quantità limitata che da vita ad una qualità inestimabile ed infinita.

E’ bello chiacchierare con lei, parlare dei suoi lavori, dei suoi obiettivi, presenti, passati e futuri, di quanto fatto e di quanto farà, ma soprattutto è bello bere le sue due uniche etichette a cavallo tra gli anni.

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Tretomoli rosa e rosso, un denominatore comune, un vitigno, una storia, un territorio, il connubio “donna” natura!

Si passa agli assaggi, dopo averne parlato è il momento di raccontarsi nel calice.

In realtà i vini di Flora, li conosco bene, etichette più volte bevute e tante volte comunicate come meritano, col la stessa eleganza, prestanza, volume che ritrovi nel bicchiere.

𝑻𝒓𝒆𝒕𝒐𝒎𝒐𝒍𝒊 𝒓𝒐𝒔𝒂 2020 profumato, intenso, fresco, in un turbinio di sensazioni tra pesca e spezie, macchia mediterranea, amplificata da tanta freschezza e sapidità.

E’ come se il vento che accarezza le vigne, la roccia che la nutre, la terra arcigna e vigorosa, si ritrovino perfettamente negli aromi e nei sapori di questo vino:

Aggraziato, potente, teso, vibrante, voluminoso.

𝑻𝒓𝒆𝒕𝒐𝒎𝒐𝒍𝒊 𝒓𝒐𝒔𝒂 2019

Il susumaniello che esprime attraverso la nota viola, la sua ancora acerba età, che fiero esclama la sua capacità di longevità, il suo atletismo aromatico, la sua accelerazione di gusto, le sue abilità.

Le note già percepite nel precedente assaggio, sono più marcate, un timbro riconoscibile, salino, mentolato, equilibrato, fruttato, persistente, tridimensionale.

𝑺𝒖𝒔𝒖𝒎𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍𝒍𝒐 2018

Dopo la versione rosata, arriviamo a quella rossa, soffi di liquirizia, carrubo, note erbacee come in un pomeriggio bucolico, in un ricordo ancestrale di passeggiate tra i campi.

La sinfonia è articolata tra frutti rossi croccanti e maturi, freschi e pungenti. Un bere rigoglioso, succoso, pieno, armonico, tra china e un finale acerbo, verde, gradevole e gustoso.

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Vignaflora, la clessidra colma di storia, il tempo dedicato, la voglia di fare bene, il desiderio di lasciare una traccia!

Il sole inizia a celarsi dietro le vigne, quasi sciogliendosi nella terra, quasi come accade all’uva e al terreno di Flora che si sgretolano nei suoi calici e io mi congedo da questa donna di altri tempi, che mi saluta proprio come mi aveva accolto, con il sorriso, con tanta forza, con tanti desideri, certa di riuscire a realizzarli.

Ho incontrato un’altra vignaiola meritevole, che mette al primo posto la sua terra, la sua “vigna florida”, le sue piante che consoce una ad una, che educa una ad una, con cui parla quotidianamente, con cui affronta la quotidianeità, con le quali lavora, collabora, si coordianano e organizzano in totale sinergia e simbiosi naturale.

Quello con Flora è un arrivederci, certi di ritrovarci tramite i suoi vini, il suo lavoro, la sua dedizione, il suo impegno, i suoi sogni reali, concreti, realizzati e realizzabili!

 

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Vignaflora, un vigneto dalle radici lunghe come i propri sogni!

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