Oggi vi parlo di una realtà eccezionale, identitaria,  proprio come il suo vignaiolo e la squadra che collabora con lui.

Estroso, (bio) dinamico, poliedrico, estroverso, legato alla terra.

Questi aggettivi descrivono sia Pierpaolo che i suoi vini.

Nella parte Sud Orientale della Sicilia, a Noto, persistono questi 30 ettari agricoli, di cui 22 a vigneto, dove le vigne, i terreni in cui sussistono, i venti che le accarezzano, si esprimono libere, concrete, essenziali.

Ogni tassello è fondamentale e permette all’etichetta di essere valorizzata e di manifestarsi totalmente: l’esposizione, il tipo di suolo, il sistema di allevamento, la sua vinificazione, sarà tutto percepibile nel calice, senza alcuna difficoltà.

Totalmente rapito da nozioni, conoscenza, rispetto della propria terra!

Uso questa foto, come una delle principali della giornata trascorsa, perchè è rappresentativa di una cantina che ha storia, che ci tiene alla comunicazione del territorio e che vuole che ogni singola zolla di un territorio vocato, venga rappresentata nella singola etichetta.

I calici vuoti, pronti per essere riempiti, sono come dei megafoni pronti a parlare, ad amplificare la storia di una terra, vocata, ricca di tradizione e potenziale.

Apertura mentale, competenza, umiltà, sono le doti semplici e genuine snocciolate da Pierpaolo che mi hanno trascinato, tra passeggiate nei campi, in cantina e durante gli assaggi.

Elia Zocco, rappresentante della squadra Marabino, cortese, competente, appassionato, ci ha accolto, presentato la realtà aziendale, sciolto il drappo del palcoscenico di un’azienda agricola che fa del lavoro, della ricerca, della dedizione e passione la propria missione.

Si è svolto tutto in modo “naturale”, “spontaneo”, come quei termini tanto cari alla maniera di fare vino artigianale e avendo già assaggiato in passato e degustato le loro etichette, mi ritrovavo in tutto quello che mi veniva raccontato prim da Elia e poi da Pierpaolo.

La vinificazione il più autentica possibile, facendo fermentare una materia prima coltivata partendo dalla natura, con l’uomo conducente di quello che riceve, cercando di tutelarlo il più possibile, non usando chimica, ma creando un eco sistema naturale auto sostenibile.

L’ambiente più scevro e franco, puro, che si converte in vino, senza troppi fronzoli, senza disdegnare la tecnologia, sempre non interventistica, ma conduttrice e rappresentativa dell’essenza del vitigno, del territorio, delle stagioni.

Terra niura, terra ianca, terra crita, terra palomina, ogni suolo una contrada!

L’utilizzo gallico del termine Cru, a volte è usato, anche per impreziosire un’etichetta, ma a volte non sempre  con una evidenza nel calice. Non è questo il caso, dove la tessitura del suolo si ritrova nella trama del bicchiere, dal colore, alla consistenza, allo spartito aromatico.

Basse rese, intervento in campo e in cantina ridotto ai minimi storici, uso delle influenze lunari per assecondare la terra, tutto tradotto in vini schietti, veri, genuini, emozionali ed emozionanti.

Come visto dai cartelli, piantati parcella per parcella, ogni vigna descrive un perimetro, e traccia un solco per rintracciarne la tipicità.

Ogni peculiarità, dalla profondità, alla tipologia, all’esposizione è poi chiaramente individuata durante l’assaggio.

Quando si lavora senza setacci, con tanta passione e dedizione, i vini declinano l’essenza territoriale!

Quando le visite in cantina  sono delle reali chiacchierate aperte e ricche di particolari senza filtri e filtrazioni, sono momenti di crescita professionale e umana e concrete esperienze.

All’interno di un baglio Siciliano, circondati dalle vigne, si estendono accarezzati da due mari, questi terreni impreziositi da vigneti che raccontano un pezzo di Sicilia, rurale, verde, possente, contadina.

I colori, le sfumature, tutto si identifica in uno spazio definito, che da di Sicilia, che da di storia, che da di terra.

Gli assaggi genuini, schietti, sinceri, come il vignaiolo che ne da voce!

𝐸𝑢𝑟𝑒𝑘𝑎 chardonnay 2020 in purezza, l’alloctono con residenza sicula o meglio Netina, visto la totale essenza radicata nella singola parcella di terra.

Nonostante una spada acida che trafigge il palato, il sorso è comunque corredato da eleganza e morbidezza. Un equilibrio tra pompelmo e lime, tra arancia e crema pasticcera. Uno Chardonnay di categoria con sferzante presenza e grazia assoluta.

𝑀𝑢𝑠𝑐𝑎𝑡𝑒𝑑𝑑𝑎 2021 da vigne esposte ad ovest e da terra niura e palomina, con un contenuto di polifenoli equiparabili ad un rosso, con la traccia aromatica del moscato e la forza sapida, minerale, calcarea del suolo.

Il nero d’Avola zolla per zolla, vento per vento, zona per zona!

Zonazione, parcellizzazione, perimetri, angoli, sfumature che si riversano nella singola etichetta.

𝑅𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝐶𝑜𝑛𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 2019 iniziamo a snocciolare le diverse declinazioni ed espressioni del nero d’Avola.

Da terra nera alluvionale, da sistemi di allevamento ad alberello, una vigna con esposizione perfetta che non subendo stress e asperità, si manifesta rotonda, senza spigolosità, toni di cacao e ciliegia, sempre con il carattere sapido che comunque contraddistingue i terreni e il pedoclima.

𝑅𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝐶𝑜𝑛𝑐𝑎 2019 in quella conca che fa da galleria del vento che la protegge dagli afosi venti di scirocco, nella terra ianca, che declina un nero d’Avola, tannico, acido, scrosciante.

𝑅𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑃𝑎𝑟𝑟𝑖𝑛𝑜 2019 terra ianca argillosa che man mano che si va verso fondo valle diventa nera. Profondo e intenso, lungo, persistente, materico, ruggente. Il palato sul finale presenta toni affumicati, erbacei, verdi, di mallo di noce, tonificanti e corroboranti.

𝑅𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 2018 una eleganza ed un timbro equilibrato, centrato, comunque con vena tannica e acido, asciutto e con una morbidezza comunque nelle corde del vitigno.

𝐴𝑟𝑐ℎ𝑖𝑚𝑒𝑑𝑒 2018 alberelli a sesto stretto, affinamento in legno di ciliegio che fa esprimere il frutto, resa a dir poco parsimoniosa, 3000 bottiglia prodotte, tutte informazioni che ne anticipano la stoffa, la classe determinata ed estrema. Un vino con forte personalità e carattere.

𝐹𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑙𝑚𝑎 2018 tra barrique di legno di gelso, totalmente neutro come impatto e damigiane di vetro, dove il sole è un continuo nei diversi periodi di vita e di vinificazione di questa etichetta. Appassimento, sosta in damigiane, affinamento in legno, per un vino che mostra sempre sapidità, una leggera orma tannica, la consapevolezza aromatica del moscato e un tripudio di profumi e aromi tra acidità e morbidezza.

Giornata tra le vigne, tra cielo, terra e mare, pastelli d’autore, qualità estrema, spontanea, naturale!

Volge al termine, una mattinata di cui ero certo che comunque ha lasciato una traccia indelebile, ricordi persistenti e che mi hanno arricchito. Ore trascorse di qualità, come ascoltare un audio libro, sfogliare una enciclopedia in un open space, accarezzati dai venti, trascinati dal profumo del mare, estasiati dalla distesa di vigne, dal verde incontaminato e dove la natura racconta una storia che fu e anticipa un racconto che sarà.

Declinazioni del nero d’Avola, territorio, competenza, contatto diretto con la realtà, sempre con la testa ben salda tra le nuvole e i piedi ben radicati a terra, questo è Pierpaolo, questo è Marabino: sperimentazione, concretezza, essenza territoriale!

 

 

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Marabino, territorio tangibile ed evidente nel calice!

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